Arrivi a casa la sera. Sei stanco. Non hai voglia di fare nulla.

Ti siedi sul divano. Prendi il telefono. Accendi la TV.

“Mi rilasso un attimo”.

E senza accorgertene, passano due ore.

Perché il relax serale è solo un’illusione

Siamo sempre più convinti che il far niente sul divano ci porti a riposare. 

Ma cosa hai fatto durante il giorno?

Ufficio, lavoro, clienti. Mille telefonate che ora non ne riesci nemmeno a ricordarne una.

“Devo ricordarmi il dentista di martedì”.
“Dio, quanto mi ha fatto incazzare quello che al semaforo ci ha messo mezz’ora a ripartire!”
“Ma quand’ho l’appuntamento dal commercialista?!”

Se la nostra mente si muove su due binari, durante la giornata gli scambi sono infiniti e non sai più a quale stazione dovevi fermarti.

Quindi perché appena ti fermi, accendi la TV e scorri le bacheche dei social? 

Non hai corso. Non hai fatto sforzi fisici. Non sei stanco di fare. 

Sei stanco di non fermarti per davvero. Non fisicamente. Mentalmente. 

L’unico “muscolo” che hai stressato, ora ti chiede soltanto una cosa: smettere di sentire tutto quel rumore

Ma non stai riposando. Stai solo riempiendo il silenzio.

Il problema non è la stanchezza. È il modo in cui proviamo a curarla.

Perché la sera ci anestetizziamo invece di riposare

Credi che smettere di sentire il rumore del caos della giornata sia il silenzio.

Chiuderti in casa, il mondo fuori, divano e copertina.

Ma anche nel silenzio continui a sentirlo. La tua mente non riesce più a fermarsi. Ormai è in moto da tutto il giorno. Come un atleta che dopo un’intera giornata di allenamento si sdraia a letto e non riesce a tenere ferme le gambe. I muscoli fanno male per la fatica ma non riesce a stare fermo.

Allora accendi la TV, va bene qualsiasi canale, qualsiasi serie in streaming. Tanto sei troppo stanco per seguire una qualsiasi trama. Ti serve solo un sottofondo che copra il suono dei pensieri. 

Non stai cercando il riposo. Stai cercando di non sentire.

Poi tiri fuori il telefono e lasci che i social ti rapiscano per smettere definitivamente di pensare. Ma il tuo cervello non si è fermato, sta ancora correndo, trascinato dalla corrente dei contenuti che stai scorrendo a raffica.

In una parola: anestesia

Non stai curando la causa del dolore, lo stai solo nascondendo. E appena l’effetto dell’anestesia svanirà, la stanchezza tornerà come prima ma avrai una nuova giornata da affrontare.

Perché lo facciamo?

Anestetizzarci con il rumore di TV e social è la strada più facile per scappare dal nostro quotidiano.

Viviamo tutti stanchi. Arriviamo a sera saturi. Anche se non ce ne accorgiamo il nostro cervello è continuamente impegnato a prendere decisioni, anche se banali. Lo stress mentale è alle stelle e sentiamo il bisogno di “staccare”.

Il problema è che scegliamo il modo più facile, non quello che funziona davvero.

Il riposo passivo ci lascia comunque in uno stato ricettivo, non rigenerativo. L’ho provato sulla mia pelle e ne ho parlato nel mio articolo: Ho provato a non fare niente per un giorno.

Il cervello non si spegne con altri stimoli, ma con il silenzio.

Ma cos’è davvero il silenzio per una mente stressata?

Il silenzio può essere davvero silenzio. Meditare sulla giornata, osservando i pensieri senza esserne trascinati.

Oppure spostare l’attenzione su quello che è davvero svago: una birra con gli amici, una pizza con la propria compagna o il proprio compagno, un buon libro o una semplice chiacchierata. 

Qualcosa di forte ma allo stesso tempo semplice, che ci cattura e ci fa dimenticare tutto il resto. Ci svuota dal carico della giornata.

La differenza sta proprio lì: la serata “anestetizzata” ci stanca, quella attiva ci ricarica. Parlo del mito del tempo libero.

Forse il problema non è che siamo sempre stanchi.

Forse è che non ci diamo mai davvero il tempo di riposare.

Non quello sul divano.

Quello vero.

Author

Sono Francesco e ho creato Vivere Stanco come spazio per dare un nome a quella sensazione che molti conoscono bene: essere sempre stanchi, anche quando sulla carta dovremmo sentirci bene. Qui scrivo di vita vera, stanchezza moderna, lavoro, tempo che scappa, viaggi che cambiano prospettiva e tentativi concreti per ritrovare più lucidità e presenza nelle giornate. Non ho formule magiche, ma il desiderio di raccontare in modo onesto quello che vivo e quello che sto imparando lungo il percorso.

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